Mi ero appena inginocchiato accanto ai miei figli quando il telefono vibrò. Era Gisela: “Amore, sto da mia sorella. Ti amo.” Ma io sapevo la verità. Ero rientrato dall’Afghanistan con un permesso…
L’odore soffocante mi colpì per primo. Metallico, pesante, sbagliato. Avevo già sentito l’odore della morte in Afghanistan, ma quello era diverso. Quello era casa mia, un posto che doveva essere sicuro. Le mani mi tremavano ancora dopo tredici ore di volo da Kunduz. Ore di permesso straordinario, tutto quello che il comando mi aveva concesso … Read more